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Recensione · Letteratura

Le forze

Claudia D’Angelo

Anno
2024
Editore
Moscabianca
Genere
Romanzo

Ho letto da qualche parte l’autrice affermare che non tutto ciò che si scrive deve essere capito. E sono d’accordo con lei. Infatti non posso dire di aver compreso al cento per cento questo romanzo. Ma è proprio in questo che risiede il fascino de Le forze, il suo alto livello di letterarietà e di surrealismo. Le immagini che mi ha lasciato valgono più di mille costruzioni narrative scritte per accontentare un algoritmo, e mi terranno compagnia per lungo tempo.

Gatti, uccelli, donne, maschere: fondendo, in maniera del tutto originale, l’immaginario partenopeo con quello nordeuropeo, Claudia D’Angelo crea un mondo di simboli per chi si sente solo, un rifugio per chi è vittima dell’incomprensione e dell’indifferenza. Destreggiandosi tra riti pagani, quartieri popolari, boschi impenetrabili e animali selvatici, la sua scrittura è guidata da una visione, che, a una lettura attenta, si riverbera in tutte le storie che tengono in piedi la complessa trama del romanzo. Se dovessi associare questo libro ad una rappresentazione visiva, sceglierei Piume e apocalisse di Max Ernst.

Andrea, sotto la stoffa

Andrea Di Martino, la protagonista, è appena tornata a casa dopo un lungo periodo di degenza in ospedale. Ma non è più la stessa: tiene il viso e il corpo nascosti sotto ampi strati di stoffe. Non vuole più farsi riconoscere, esibire la sua sofferenza.

“Sotto quella stoffa poteva celarsi di tutto. Un animale su due zampe, un burattino che aveva preso vita, un robot ancora incompleto. O una forma di vita aliena, che aveva scelto l’appartamento di Andrea per costruirsi la propria tana”.

Lucia, o l’arte di avvicinarsi

Mentre tutti le si allontanano, spaventati da lei come fosse una strega, solo Lucia, la vicina del piano di sotto, si offre di aiutarla. Insiste per farle la spesa, per tenerle compagnia. Inizialmente Andrea resiste ostinatamente alle sue lusinghe, si ritrae. Insieme alla propria immagine, ha imparato a nascondere, soffocandola, anche la propria voce. Si esprime a gesti, a scatti, sbattendo le ante degli armadi, spingendo i cassetti, colpendo le posate e i bicchieri.

Lucia, che non riesce a fare a meno di voler bene alla ragazza ed empatizza col suo dolore a tal punto da ammalarsi anche lei, anziché ricevere sostegno, viene esiliata a sua volta, considerata la pazza che vuole aiutare un’altra pazza. Incurante dell’incomprensione altrui, Lucia riesce a farsi accettare da Andrea. Non potendo usare le parole e non vedendola, educa la ragazza a una nuova forma di comunicazione, fatta di parole scritte, disegni, gesti, suoni. Le insegna, soprattutto, a modulare le sue risposte, a domare la sua aggressività. Impara a sua volta ad attendere il momento buono per avvicinarsi, come si fa con un animale selvatico. A poco a poco Lucia si accorge di sentirsi più a suo agio con Andrea che con qualsiasi altra persona.

Le altre forze

La scossa delle forze di Andrea, la sua scalpitante emotività hanno un effetto a cascata anche nelle altre tre storie, che hanno per protagonisti altri personaggi feriti che non si arrendono all’immagine di vittima che gli altri confezionano per loro: Ivan, il bambino con le verruche sulla mano, che la madre porta da una santona che vive nel bosco la quale promette di curarlo con una manciata di fagioli rossi; Anna, la moglie di Nicola, che su richiesta di quest’ultimo custodisce in casa la statuetta d’oro di un’arpia fino a trasformarsi, su influsso della scultura, in una donna ribelle e dissoluta; Silvia, che, soffrendo di dermatillomania – l’ossessione di cercare imperfezioni sulla propria pelle, in particolare su quella del viso – riesce ad interagire unicamente con interlocutori senza volto sui social.

“Vorrei volare per non stare sotto a nessuno”: la frase che Lucia scrive di getto sul quadernetto condiviso con Andrea, il loro diario segreto, e che immediatamente cerca di cancellare per paura di essersi esposta troppo, nasconde il significato più profondo del romanzo.

La volontà e la determinazione ad essere libera va oltre ogni violenza fisica o psicologica, oltre ogni confine imposto, incluso quello del corpo, da cui – come Claudia D’Angelo fa nei suoi suggestivi collage multiformi – si può sempre scegliere di scappare indossando una maschera.

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Un rifugio per chi è vittima dell’incomprensione e dell’indifferenza.

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